Con le mani avanti e il sistema limbico acceso

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La fiducia è un gran bel sentimento.Esala positività e buona predisposizione.

E’ il segno di un approccio alla vita che non conosce potenziali delusioni, ma solo potenziali successi. E’ il bicchiere mezzo pieno che pregusta la futura completezza totale.

E’ anche la storiella che ci raccontiamo per tirare su l’animo all’amico licenziato, a quello che non viene ricambiato in amore, al datore di lavoro che sembra non mantenere una promessa.

Hemingway scrisse “Il modo migliore per scoprire se ci può fidare di qualcuno è dargli fiducia” e come lui una marea interminabile di altri scrittori, intellettuali e pensatori hanno dedicato un pensiero a questo sentimento che sembra quasi una moneta di scambio, una prova del nove, un do ut des. Ed ecco che tutta la bellezza scompare e resta solo questa merce che utilizziamo per rifocillarci di autostima e convincerci con autotraining che tutto va bene, e che, sì, bisogna avere fiducia negli altri, nelle occasioni, nella buona fede di chi ci sta di fronte, altrimenti, al tirare delle somme, risulterebbe che non stiamo avendo fiducia in noi stessi.

Io credo che sia il contrario. Che l’essere costantemente delusi nella propria fiducia ci porti a non averne nei nostri confronti, ad essere insicuri, a dare per fallite situazioni che, con un po’ di fiducia in più per l’appunto, si sarebbero potute rivelare vincenti.

Che ridondanza!

Sono stata cresciuta inculcandomi il sentimento della fiducia.

Crescendo ho imparato che la fiducia risiedeva in me e ho scoperto che ogni persona ha un lato incredibilmente affascinante in cui è giusto che si riponga la propria fiducia. Ho imparato che la fiducia negli altri ti fa sorridere alla vita e scrollare di dosso le amarezze con più frequenza.

Poi però mi sono ritrovata donna, moglie e mamma ad essere una persona totalmente diffidente. La diffidenza detta tutte le mie reazioni. E mi chiedo cosa diavolo mi ha portato a diventare questa bacucca piena di sospetti che non crede più nel lato buono della gente. Non lo so, non mi so rispondere. O forse si. Per la strada ho incontrato persone molte care che hanno quasi lottato per scendere al più basso livello di considerazione da parte mia. Ho affrontato situazioni che si reggevano sull’inganno. E siccome l’uomo purtroppo possiede il maledettissimo sistema limbico che gli rievoca una stessa emozione provata tempo prima imponendogli la naturale reazione, facile a dirsi che una volta che ci sei dentro…..

Sarebbe meraviglioso non sporcarsi mai l’anima delle emozioni-ostacolo, quelle che ti fanno irrigidire e ti fanno fare un passo indietro. Perché una volta provate eccole che rimangono come aloni. E invece di concentraci a vivere nel migliore dei modi, dobbiamo adattarci a vivere facendo i conti con le cricche, quelle che ci fanno barcollare. Forse è questo l’essere adulti. Non è la maturità, non è l’esperienza, ma solo l’età dell’anima che risente di anni di emozioni, buone e non buone, che in ogni modo lasciano l’orma e ci cambiano.

La fiducia è un sentimento meraviglioso che ci permette di credere nell’incredibile, che ci proietta avanti. Ma intanto la diffidenza ha preso a calci persino la prudenza e ha deciso che la safe zone per ora deve restare intatta.

Per adesso ho fiducia nel mio bambino che ha l’anima pulitissima e che ogni giorno mi insegna a sorridere per un nonnulla.

 

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