E’ molto tempo che penso a scrivere un post sui Mandala, un’espressione a cui dedico molto tempo delle mie giornate, trovando assolutamente rilassante e catartico l’effetto che mi fanno mentre li disegno.

Ed eccolo qua allora.

carl-jung-mandala-300x282“Il Mandala rappresenta uno schema ordinatore che in certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge …”

“Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo .. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è verametne il Mandala … IL Sè, la personalità nella sua interezza … che è armoniosa se tutto va bene …”. C. Jung

Il mandala è il simbolo della totalità. Se ne hanno attestazioni in tutti i periodi storici. Deriva dalla parola sanscrita per “cerchio”. Lo scopo del mandala è di è essere uno strumento nel corso del nostro viaggio spirituale e simbolizza l’ordine psichico e cosmico.

Il mandala non è solo una forma espressiva e d’arte ma agisce anche su chi li disegna perché il suo simbolismo nasconde un potere magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un solco introno al centro, “il reconto sacro della peronalità più intima”.

Nelle culture orientali il mandala è utilizzato come strumento di meditazione ed è comune a moltissime culture. Persino lo psichiatra Carl Jung incorporò l’osservazione dei mandala nella sua pratica clinica, osservando i quali la coscienza umana più profonda si eleva ad un livello capace di rivelare il proprio vero potenziale e la pienezza di se stessi.

Il dott. Jung dedicò quattro saggi ai Mandala, disegnare i quali è molto importante nei periodi in cui la tensione psichica si fa molto forte. Jung lo riteneva un processo alchemico, trasformativo.

Oggi l’interesse per questa forma espressiva e questo strumento meditativo si è risvegliato più che mai, forse anche grazie al rilancio (strategico e mediatico) delle filosofie orientali le quali, filtrate della loro essenza più profonda, permangono nella nostra cultura come tendenze e mode passeggere.

L’attenzione occidentale per l’immagine ha superato i limiti del ‘commerciabile’ attingendo nuove idee da qualsiasi tipo di contesto, sottoponendo quella stessa idea ad un processo di scarnificazione per lasciare che alla fine rimanga un immagine, un pattern, un’idea vincente, vendibile e possibilmente adattabile al target più ampio.

Siamo nell’epoca del riciclo culturale a discapito dell’autenticità.

Ammettendo questa libertà di diffusione culturale (se vogliamo edulcorare il concetto alla ricerca di un lato positivo) non bisogna però mai dimenticare cosa c’è dietro alle magliette che scegliamo nei negozi e le immagini che condividiamo.

Riappropriamoci allora dei significati più profondi senza correre il rischio di adottare manifesti che non ci rappresentano.

 

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