La farsa degli imbecilli

Pensavo di non dovermene interessare più quando alcuni anni fa mi sono laureata. Con la discussione della tesi avevo sancito il mio intento a non accondiscendere alle regole dettate dai decreti/barzelletta in materia di preparazione e abilitazione all’insegnamento e mi ero dedicata ad altro, salvo poi emigrare. 

Ma sono ritornata e mi ritrovo a fare i conti con un sistema che, nei tre anni in cui sono mancata, è solo peggiorato ammantandosi di cavilli e confuse direttive studiate a tavolino per gettare fumo negli occhi e spillare soldi dalle tasche.

La situazione ‘insegnamento’ in Italia è a dir poco critica, lo sappiamo tutti. Seppellita la vecchia Scuola di specializzazione per l’insegnamento, i vari ministri hanno provveduto a smantellare pezzo dopo pezzo un iter di formazione che sfornava insegnanti per sostituirlo con un processo complicatissimo e iniquo che sforna vecchi frustrati che raccolgono crediti come i punti delle merendine.

Ho sempre pensato che le modifiche a livelli così alti abbiano necessità di svilupparsi su un lasso di tempo più ampio, in modo da garantire una gradualità che a sua volta assicura l’integrazione delle “calze vecchie” nonchè il successo dell’impresa.

Invece no. E noi laureati da meno di 10 anni siamo già calze vecchie. Non sanno dove metterci e ci convincono che siamo noi a dover stare al passo coi tempi…ops, con i decreti che, diciamolo pure, vengono emessi con la stessa frequenza con cui loro sbadigliano al Parlamento

Morale della storia: i piani di studio per cui abbiamo pagato tasse che le università hanno aumentato in modo spropositato, e non 20 anni fa, non sono idonei a farci nemmeno pensare di poter fra 1000 anni ambire ad insegnare. Da qui la fandonia dei corsi singoli, per i quali ovviamente dobbiamo pagare costi esagerati e la malcelata estorsione che ogni giorno il governo fa a noi poveri deficienti. 

Ci estorcono soldi, tempo e pazienza dicendoci che non siamo abbastanza preparati e non siamo abbastanza giovani o non siamo abbastanza vecchi ( a seconda dei casi).

In realtà ci predicano la rincorsa alla carriera a spese della famiglia e poi ci accusano di non fare figli mentre nel frattempo nelle loro tasche contano l’ammontare dei soldi che l’ultimo decreto fantoccio o l’ultimo regolamento sono riusciti a portare in cassa.

È questa l’Italia imbrogliona che non cambia mai e con cui bisogna fare i conti. È proprio questa l’Italia che parcheggia i giovani nelle università e gli anziani stanchi dietro scrivanie che non vogliono più.

Questa è l’Italia che non vuole persone preparate ma imbecilli da governare nella farsa della democrazia. 

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