Recensione di Life (2015) di Anton Corbijn

Dal regista del biopic su Ian Curtis dei Joy Division, un ritratto di James Dean

life-trailer-italiano-locandina-del-film-di-anton-corbijn-con-robert-pattinson.jpgA me piacciono i film ambientati negli anni 50. Mi piacciono i biopic. Mi piacciono anche i registi che raffigurano i soggetti da angolazioni differenti.

Avevo dunque tutti i presupposti per apprezzare Life, l’ultimo film (2015) diretto da Anton Corbijn.

Non è andata proprio così.

La storia narra del fotografo freelance Dennis Stock, interpretato da Robert Pattinson, nel periodo in cui, desideroso di dare una svolta alla sua carriera professionale, propone alla rivista Life un servizio sulla stella nascente James Dean, interpretato da Dane DeHaan, alla vigilia della prima di La Valle dell’Eden (1955) di Elia Kazan, debutto assoluto dell’attore.

Sin dalle primissime scene ci si chiede se sia un film sul fotografo Stock o su James Dean o se addirittura i due personaggi non siano speculari e necessari uno a raccontare l’esordio dell’altro.

Il fulcro della trama, che risiederebbe in apparenza sui tentativi del fotografo di “portare a casa” un’esclusivissimo servizio fuori dal set di quello che lui considera il futuro simbolo di una generazione, perde fuoco continuamente tra i tentativi di definire i personaggi, traballando tra le vicende personali di Dennis Stock e le retoriche rappresentazioni di James Dean.

Quest’ultimo, tutto ciuffo, occhialoni e bavero di cappotto, ricalca e scopiazza senza troppa convinzione, ma con troppa concentrazione per sembrare credibile, le movenze e il carisma dell’attore di Gioventù bruciata non creando praticamente mai l’illusione. Un misto tra un giovane e piacione Ewan McGregor e un Justin Bieber nel tentativo di ipnotizzare il cameraman.

Robert Pattison invece, alle prese con un ruolo disegnato in modo troppo fosco perché possa esserne valorizzato, fa il possibile per essere il più fifties e meno Edward Cullen possibile, ma lo sguardo trivellante è lo stesso. Nonostante altre validissime prove – Come l’acqua per gli elefanti (2011), Bel-ami (2012) – sufficienti a smentire il suddetto stampo espressivo.

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Il cast, in cui compare anche l’italiana Alessandra Mastronardi nel ruolo dell’attrice Anna Maria Pierangeli, può vantare una punta di diamante che porta il nome di sir Ben Kingsley nel ruolo di Jack Warner, il produttore cinematografico alla base del successo della Warner Bros..

Ultima nota ma non ultima per importanza: i titoli di coda, degni di attenzione non fosse altro per il fatto che sviliscono l’intero lungometraggio, alternando ai crediti le foto reali scattate da Dennis Stock e sbattendo così in faccia allo spettatore, che finalmente dopo un’ora e mezza si era convinto che Dane DeHaan potesse, volendo, con un po’ di immaginazione, essere James Dean, l’evidenza dell’imparagonabilità dei due.

Per dovere di cronaca guardatelo. Altrimenti non importa. Non vi state perdendo un capolavoro.

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