Recensione del libro Herzog di Saul Bellow.

“Se sono matto per me va benissimo”

large“Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido, forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alle gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno, dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l’era portata, quella valigia, da New York a Martha’s Vineyard.”

Così comincia Herzog, il romanzo pubblicato nel 1964 dal premio Nobel Saul Bellow dopo una lunga serie di modifiche e riscritture. L’editore Viking aveva infatti annunciato l’uscita del romanzo diverse volte ma il suo autore sembrava non esserne mai soddisfatto.
Appena pubblicato, fu un grandissimo successo e rimase in cima alla lista dei best seller per ben 35 settimane.

Il libro di Bellow rappresentò una svolta non solo rispetto alla sua prosa precedente, più all’insegna della tradizione, ma anche nelle fondamenta della letteratura americana.
Nelle sue pagine ribolle letteralmente la vita, con le sue nevrosi, riflessioni politiche e quell’humour ebraico che fa di Herzog uno dei romanzi esemplari di quella tradizione yiddish che troverà un definitivo riconoscimento in America negli anni 70.

L’intenzione di Bellow era quella di raccontare, in forma romanzata, il suo matrimonio.
Da qui nasce il personaggio di Moses E. Herzog, ebreo americano, intellettuale ed affascinante che dopo una brillante dissertazione di laurea sul Romanticismo, decide di abbandonare la promettente carriera universitaria per dedicarsi alla scrittura.
Afflitto poi dal naufragio del suo secondo matrimonio con Madelaine, donna isterica tutta persa in una recente conversione cristiana, avrà il tempo per riflettere in un soliloquio che si acutizza in una vera e propria epistolomania.

“Io vado alla ricerca della realtà con il linguaggio. (…) Si vede che sto cercando di mantenere in vita quelle tensioni senza le quali gli essere umani non si chiamano più umani. Se non soffrono significa che mi sono scappati di mano. E io ho riempito il mondo di lettere per impedire la loro fuga.”

La nevrosi di Herzog, infatti, si concretizza nella mania di scrivere lettere a chiunque, parenti, amici, conoscenti, presidenti, filosofi morti da tempo, nel tentativo di dominare una crisi esistenziale che sfocia nella consapevolezza del fallimento.

L’epistolomania che tormenta Moses Herzog avvantaggia una forma di narrazione che predilige il monologo, pur senza perdere di vista la vita che scorre intorno, in una dicotomia tra la vita e la consapevolezza che, come ha dichiarato “l’arte abbia a che fare con il raggiungimento di una quiete nel mezzo del caos. La stessa quiete che caratterizza anche la preghiera, e l’occhio al centro del ciclone. Penso che l’arte abbia a che fare con l’arrestarsi dell’attenzione nel mezzo della distrazione.”
Dunque le due tentazioni tipiche del personaggio di Bellow, di Herzog come di altri, sono il darsi al mondo e allo stesso tempo chiudersi in se stesso, nella quiete, in una riflessione solitaria che si punteggia di una brillante autoironia, forma di resistenza al pessimismo e di sottile auto-coscienza.

“Con i suoi due figli, il maschio e la femmina, era stato un padre affettuoso, ma non un buon padre. Nei confronti dei suoi genitori era stato un figlio ingrato. Verso il suo paese un cittadino indifferente. Con i fratelli e la sorella, affezionato,ma distante. Con gli amici, un egoista. In amore, pigro. Nel brio, smorto. Nell’uso del potere, passivo. Nei confronti della propria anima, evasivo.”

La trovata delle lettere scritte da Herzog, letteralmente o anche solo mentalmente, permette a Bellow di costruire il romanzo sulla forza delle idee, peraltro interrompendo il ritmo del monologo a proprio piacimento per mezzo della doppia voce, come doppia coscienza, dello scrivente il quale, prendendo spunto dalle singole epistole, approfondisce descrizioni, torna indietro con la memoria e ripropone dialoghi esilaranti del passato. A ciò si somma la presenza costante del narratore che con Moses Herzog e con la coscienza di quest’ultimo sotto forma epistolare, costituisce un trittico narrativo eseguito magistralmente.

“Ma non aveva dimeticato l’odore della saliva di sua madre sul fazzoletto quella mattina d’estate nella stazione canadese tozza e infossata, il ferro nero e l’ottone sublime. Tutti i bambini hanno le guance e tutte le madri adoperano la saliva per pulirli teneramente. Queste cose o contano o non contano. Dipende dall’universo, da cos’è. Ricordi così acuti probabilmente sono sintomi di disordine.”

La grande forza del personaggio Herzog è la stessa del suo creatore Bellow: il linguaggio come strumento per dare forma e spessore e, in una sua declinazione intellettuale, per analizzare la crisi nervosa propria e di tutta la società americana degli anni 60.
Introspettivo e allo stesso tempo corale, il romanzo di Saul Bellow, per mezzo di Moses Herzog, si fa portavoce di quell’isterìa sociale che dal singolo si propaga all’intero tessuto sociale.

Il risultato è questo lungo, non sempre facile, dolce-amaro monologo interiore, intervallato dal respiro della memoria con punte di ironia e cinismo, risoluzione e crudo realismo che fanno di Moses Herzog uno dei personaggi più interessanti della letteratura ebraico-americana del dopoguerra.

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4 pensieri su “Recensione del libro Herzog di Saul Bellow.

  1. Bellow l’ho scoperto da poco, infatti ho letto solo Herzog e Le avventure di Augie March, che ho recensito poco tempo fa. Quel libro mi ha letteralmente rapita sia perché è lunghino, quindi mi ha tenuta proprio attaccatta al divano, sia perché ha una forza indescrivibile. Te lo consiglio vivamente. Ma conto di aggiornarmi presto sul resto. Quando un autore mi piace, mi piace anche andare a fondo nel suo lavoro.

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  2. La tua analisi di Augie March in effetti l’avevo letta e apprezzata, e da quello che mi consigli, se non ho capito male, converrebbe iniziare proprio da questo romanzo per conoscere l’autore. Ecco, quando l’avventura o meglio le peripezie di un personaggio diventano “occasione per scoprire le verità più riposte dell’esistenza umana”, come hai scritto nella recensione, è il genere di letteratura che di solito piace anche a me 🙂

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    • Puoi cominciare da dove preferisci. Sebbene leggendoli ti renderai conto che Saul Bellow è presentissimo, le atmosfere sono diverse. Io miro a leggere i suoi primi lavori per capirne meglio l’evoluzione. Prossimo nella lista è l’uomo in bilico.

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