Recensione di Carol di Patricia Highsmith. Storia di un amore lesbo nell’America degli anni 50

Il romanzo da cui Todd Haynes ha tratto il suo omonimo film in corsa al festival del Cinema di Cannes

2269309-PH_carol300dpi-278x431Carol è il libro di Patricia Highsmith, pubblicato dalla Harper nel 1952, da cui Todd Haynes ha tratto il suo ultimo lavoro omonimo con Cate Blanchett in corsa al Festival del Cinema di Cannes 2015. (Qui la scheda del film)

Carol, il cui titolo originale era Price of the Salt, venne pubblicato dalla Highsmith sotto lo pseudonimo di Claire Morgan allo scopo di sfuggire alle categorizzazioni di genere che l’avrebbero classificata come romanziera lesbica.

La trama: ambientato nell’America degli anni 50, Carol racconta la storia di Therese, una aspirante scenografa teatrale che si trascina un rapporto insignificante con Richard fino a quando la sua vita verrà sconvolta dall’incontro con l’affascinante Carol, capace di farle scoprire un tipo diverso di amore.

La scrittura della Highsmith è lucida e asciutta e scandaglia tutti i sentimenti dell’animo umano riuscendo a scavalcare i radicati pregiudizi dominanti l’America perbenista e puritana degli anni 50.
La caratterizzazione dell’ambiente e dei personaggi, non sempre approfondita oltre le due protagoniste che riempiono lo spazio del libro con tutto l’ingombro dei loro sentimenti, offre un’idea dello sfondo sociale e culturale in cui la storia ha luogo.

La New York in cui avvengono i fatti è racchiusa nella sola descrizione del fermento culturale e artistico di quegli anni senza però rivelare la doppia faccia, amara e grigia, del perbenismo impostato e ottuso. Per questo l’ambientazione risulta lievemente sottratta del suo aspetto contraddittorio, la libera circolazione di idee da un lato e la chiusura culturale dall’altro.
La narrazione, un po’ lenta, trascina il lettore fino a quasi più della metà del libro quando parallelamente all’evoluzione della storia accellera anche il racconto, che si fa meno diluito e più concreto.

Therese e Carol troneggiano attraverso dialoghi sussurrati, trattenuti, prima prudenti e poi meno discreti ma senza mai raggiungere il climax che supera l’osare e si libera completamente della paura di essere giudicati.
L’intero romanzo è permeato dalla netta convinzione delle protaginiste dell’essere nella zona d’ombra della società, nonostante l’ammissione reciproca della forza e la verità dei reciproci sentimenti.

Carol non è solamente la storia di un amore lesbo ai tempi in cui l’omosessualità era sinonimo di degenerazione mentale ma è anche la storia di due donne che, individualmente, prendono coscienza della propria femminilità, desiderose di sfuggire a ciò che ci si aspetta da loro.
È dunque, per questo, un romanzo sulla rinascita e sulla scoperta che diverso non implica necessariamente il concetto di cattivo. È un romanzo sulla libertà.

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