Vikings. Serie tv. Recensione prima stagione

1360242724958_vikings_1920x960_Overlay_590_295Parliamo di una serie televisiva che sta suscitando molti pareri controversi in rete: Vikings.
La serie canadese di genere storico è stata scritta e prodotta da Michael Hirst, già autore de I Tudors e dei film Elizabeth e Elizabeth: the Golden Age ed è stata trasmessa da History Channel.

La prima stagione, della quale mi limiterò a parlare in questo post, è composta di 9 episodi ed introducono se vogliamo in quella che è la storia di un villaggio vichingo alle soglie della loro scoperta dell’ovest e delle possibilità di espansione che quella ancora inesplorata parte del mondo poteva riservare.

Personaggio centrale è Ragnar Lothbroke, l’affascinante guerriero vichingo dagli occhi di ghiaccio interpretato dall’attore australiano Travis Fimmel. Egli vive con la moglie Lagherta e i figli Bjorn e Gyda in un piccolissimo villaggio sul mare governato da un Earl secondo quello che sembra il tipico sistema feudale medievale che risponde alla supervisione di un signorotto.
Attorno alla famiglia di Ragnar gravitano tutta una serie di personaggi con cui si fa poca fatica a familiarizzare, tutti componenti di un piccolo esercito di guerrieri decisi a razziare le terre dell’ovest.

Quello che bisogna subito puntualizzare è che Ragnar Lothbroke non è un personaggio nato dalla penna di Hirst ma risponde alle cronache storiche dell’ VIII secolo che lo annoverano come un re semi-leggendario di cui non si hanno attestazioni documentali che ne confermino la reale esistenza.

La prima stagione parte un poco in sordina con un pilot che come è insito nel concetto di pilot non osa ma a passi leggeri introduce i personaggi e la storia, per la poca soddisfazione di chi ha pensato bene di recensire e tacciare la serie di scarso mordente dopo essersi accontentati di vedere solo la puntata pilot.

——Per inciso – la serie andrebbe guardata tutta per buona pace del proprio diritto di critica e se aspettavate di trovare nella prima puntata uno scimmiottamento de Il Trono di Spade e poi siete rimasti male perché non arriva a quel livello in una sola puntata…datevi all’ippica.——

Nel corso delle prime puntate la storia comincia a carburare innescando quel tipico processo di affezione nello spettatore adito ai serial che già comincia ad identificare il proprio personaggio preferito. Personalmente ho trovato molto ben caratterizzato il personaggio di Floki, colui che costruisce la barca su cui Ragnar e la sua flotta si imbarcheranno per salpare verso l’Inghilterra. Ben caratterizzato nella gestualità e nell’aspetto che ricorda un po’ un folletto dei boschi, solo un po’ più gotico e misterioso.

La qualità della stagione aumenta gradualmente nel corso dei nove episodi che si fanno via via più dettagliati, meglio curati, più approfonditi e sicuramente più propensi a lasciare spazio alla violenza che ci si aspetta da una serie del genere, di per sè portata a gravitare attorno a cruente battaglie di campo e corpo a corpo.
Sulle prime mi sono lamentata del poco sangue presente nelle scene di violenza ma mi sono subito ricreduta trovando la narrazione forte su altri fronti.
Questo mi fa pensare ad una celebre discussione che ebbe come protagonista Quentin Tarantino sulla gratuità della violenza a tutti i costi nel cinema. Non riesco a rispondere diversamente da come fece il regista: non è gusto per la violenza, semplicemente è ciò che ci si aspetta. Da me poi, che immediatamente ho posto, parlando di violenza delle immagini, come pietra di paragone la serie Spartacus che per quell’aspetto mi sembra esemplare.

L’arco temporale entro cui si svolge la vicenda di Ragnar e i suoi compagni non risulta sempre chiarissimo e gli sbalzi di tempo sono veloci e costanti nel corso di tutta la prima stagione ma non diminuiscono anzi accrescono la portata narrativa che spinge la serie nel pieno degli eventi.
Due parole voglio spenderle per la raffigurazione che questa serie fa dei celebri Vichingi, popolo guerriero di cui tutti ricorderemo qualche immagine ripescando dalle nostre memorie scolastiche.
Proponendosi come una resa fedele alle fonti storiche, qui i vichinghi sono senza dubbio rappresentati in quella trivialità e semplicità che li ha contraddistinti nei secoli ma acquistano anche uno spessore più elevato rispetto alla retorica storica. Sono guerrieri che vivono del loro lavoro di contadini e pastori, sono truci come guerrieri – non diversamente dai soldati romani aggiungerei io – ma sono dediti alla famiglia e dedicano alla religione gran parte delle loro attività, credendo fermamente nella presenza concreta e attiva di Odino tra di loro.
A tal proposito occorre sottolineare come questa serie, che ci avvicina un poco di più a quella fascinosa e poco rappresentata civiltà vichinga, contestualizza un po’ meglio la storia di questo popolo di guerrieri sullo sfondo delle diversità sia culturali che religiose che contraddistinguevano il mondo conosciuto nel VIII secolo.

Non voglio dilungarmi e non intendo andare a fondo nelle singole puntate perché non ci sarebbe gusto per chi ha il diritto di godere della sorpresa degli accadimenti, ma consiglio vivamente questa serie che restituisce quel piacere per il racconto storico senza pretenziose velleità di competere con racconti fantasy alla George R. Martin.
Vi consiglio di vederla in lingua originale con i sottotitoli in italiano se non siete pratici con l’inglese.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...